10 ottobre – 9 novembre 2025
Dal martedì al venerdì: 14.00 – 19.00; sabato e domenica: 11.00 – 19.00; lunedì chiuso
16 ottobre, ore 18.00 – Vernissage

Matilde Nuzzo e Robert Phillips in collaborazione con Atipografia (Arzignano) presentano la nuova mostra personale di Denis Riva, intitolata “Polo Crepuscolare”, un viaggio attraverso le profondità della materia e del tempo. L’esposizione offre un’opportunità unica di esplorare il lavoro di un artista che, attraverso una ricerca ininterrotta e multidisciplinare, affronta tematiche fondamentali legate al tempo, alla memoria, e alla trasformazione della materia. Con il suo approccio unico e in continua evoluzione, Riva porta a Venezia una riflessione profonda e intensa sul tempo, sulla natura e sull’esperienza sensoriale attraverso un’arte che unisce disegno, pittura, collage, assemblaggio e installazione.
Denis Riva, 1979, è un artista poliedrico e sperimentatore che esplora il mondo con un approccio che sfida le tradizionali categorizzazioni. La sua ricerca indaga la dimensione temporale innescata dalla natura, esplorando l’attesa, lo stato di osservazione e il ciclo infinito della trasformazione. Il recupero di materia abbandonata diventa il punto di partenza di un lavoro che si sviluppa attraverso la reinterpretazione, l’assemblaggio e la rielaborazione di questi “tesori” trovati.
L’opera di Denis Riva si sottrae puntualmente ad ogni tentativo esterno di classificazione, di catalogazione cronologica, di assegnazione. Soprattutto le sue opere su carta prive della definizione provvidenziale della cornice o dei confini naturali della tela, che ne sancirebbero in qualche modo il distacco, un’acquisita autonomia.
Le sue creazioni più materiche e composite, pur nella loro evidente ed esaustiva completezza, sembrano sempre mantenere un legame sottile tra loro, e con la loro matrice, una sorta di dipendenza, un rapporto quasi di consanguineità che, se isolate, le rende costantemente orfane del contesto in cui sono state concepite.
Per questo il corpo del rappresentato si disperde e si lascia ricomporre mescolando frammenti di sé con altri, presenti nel processo stesso del percepire, disponendosi ad assumere un’irraggiungibile confine dell’anima. L’esperienza sensoriale diventa cosi un “improbabile materia”. Oggetti forse vecchi e non ancora antichi di cui non capiamo il divenire, mi raccontano di cose nuove e irrisolte lotte, materia e anima, un richiamo alchemico di trasmutazioni, però casuali, cosi simile all’umano cammino.
La ricerca, appunto, di un “polo crepuscolare”, l’ombra di una direzione.
