Macerie e petali

11 – 12 ottobre 2025
sabato 10.00 – 21.30 e  domenica 10.00 – 20.00
A cura di Nicoletta Battistel e Carolina Zaninotto 


sabato 11 ottobre 2025 h 10.00 apertura porte: azioni performative dell’artista Paolo Segalla con Angela Albanese all’improvviso durante tutta l’esposizione;

 sabato 11, 18.30, 2 chiacchiere di bottega, con vino;

domenica 12 ottobre 2025 h 17.00 e 19.00:  (T) o (n) (d) o. A three voices performance con Nina Baietta, Paola Micheletti, Arianna Moro.

La Fondazione Marchesani accoglie nella sua Galleria Macerie e Petali un percorso espositivo che  comprende installazioni, pitture e azioni performative suddivisa in tre passaggi.

La mostra trae origine da 7 petali proposte per boschetto zen, installazione del Gruppo alphasax presentata in occasione della Giornata di Studio Aepea: Recuperare il passato per costruire il futuro. Complessità, disagi e psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza tenutasi a Limena il 18 gennaio di quest’anno. È da una caduta che nasce quest’opera:  petali di una rosa autunnale sfiorita in una casa disabitata ma ricca di ricordi. I petali raccolti e attaccati su un foglio raddoppiano la loro caducità e riacquistano vita nel gruppo alphasax, che si trova di fronte alla necessità di dipanare la questione senza potervisi sottrarre. Ogni cosa che cade diventa un’altra cosa, sedimento, humus, memoria, vibrazione, incontro, vertigine, sforzo per afferrare e raccogliere o sotterrare.

Lo slancio nel portare a Venezia questo lavoro, ha provocato un’espansione della ricerca a partire dal particolare spazio della Galleria: una sequenza di tre stanze, un-tutto-soglia in cui l’essere in transito ed il soffermarsi coincidono.  La prima stanza è così  diventata luogo di Indagine sulle macerie, opera-continua a cui Paolo Segalla lavora dal 2009, anno del terremoto che ha colpito l’Aquila. Nel suo farsi, lo spazio materico costituito da pitture, radiografie, fogli di rame e immagini video si arricchisce qui di una dimensione sonora, vocale e corporea. L’opera è in sè un percorso dinamico, in cui il “fare” dell’artista diventa atto di conoscenza, occasione vitale per confrontarsi con la dissoluzione esistenziale e contemporanea.  Paolo Segalla intrattiene un intenso dialogo con autori della letteratura e della saggistica che nell’azione performativa risuonano come un’eco segmentata:

Vivere lasciare parole scivolare nella gola, sputarle fuori come espiro, sgusciarle. Metterle in forma”. Pezzi disarticolati come appunti alla ricerca tormentata di senso, diventano linguaggio macerico in contrappunto alle melodie di Angela Albanese. Il clima si addolcisce: note come petali sulle macerie. 

Resta un senso di disequilibrio e sgomento in questa frammentazione, che spezza, isola, inquieta… frammenti di vite dislocate, morte e distruzione a Gaza, a cui il lavoro dell’artista è come se si rivolgesse già da prima, dai terremoti dell’Aquila. Immerso in questo clima il visitatore è spinto a cercare una posizione di quiete oltre la soglia dove si trova l’opera 7 petali: proposte per boschetto zen. Un boschetto di canne di bambù attraverso il quale appaiono  le immagini e i suoni di un video in cui si alternano in un farsi e disfarsi 7 episodi evocati da 7 parole. La tensione tra essenza e assenza, disordine e ordine individua un percorso ideale che orienta, proponendo una direzione al disordine interiore e riportando la calma zen.  Il coinvolgimento del gruppo coordinato da Nina Baietta con l’azione performativa (T) o (n) (d) o. A three voices performance si inserisce nell’esposizione creando momenti di puro ascolto capaci di richiamare in ciascuno una sorta di vuoto evocativo emotivamente pregnante. I frammenti dispersi si ricompongono così nel qui e ora di un atto sonoro che rimanda  al pre-verbale, fase d’avvio di ogni  rispecchiamento, snodo cruciale dello sviluppo psichico e della creatività. 

Nell’ultima stanza sono esposte Oper-azioni: libri oggetto, diari di lavoro e altre pitture di Paolo Segalla nei quali è visibile il processo quotidiano di creazione in cui il supporto materico, testuale, gestuale e pittorico fungono da inneschi percettivi e intuitivi del farsi stesso dell’opera (mai finita).

Le curatrici, provenienti da contesti legati alla cura della persona, da anni ritrovano nella conoscenza diretta degli  artisti e delle loro opere un’occasione per continuare a giocare. Gioco inteso come area dell’esperienza vitale e necessaria per poter lavorare nelle relazioni di cura. Nicoletta dal 2008 e in seguito insieme a Carolina per la sua formazione storico-artistica, hanno dato vita a spazi espositivi durante le giornate di studio Aepeasi nel campo della neuropsichiatria infantile di  Este. L’ Arte in questo contesto si è rivelata  una possibilità di formazione, un invito a riflettere sulle connessioni esistenti fra lo sviluppo psichico e il processo creativo, in cui l’opera, come la psiche, è  sempre in qualche modo “in progress”.

Approfondimenti : biografie artisti 

alphasax è un soggetto plurale costituitosi negli anni novanta come Centro e Associazione Culturale a Este. Assistiamo all’entrata in gioco degli artisti Paolo Segalla, Claudio Marchetti e Alberto Cappellari con un’ azione che è come “l’accadere in scivolata” o “il calcio di inizio” nel gioco del pallone. Questo gruppo infatti prende il suo nome proprio da una giocosa e trasognata piccola squadra di calcio adolescenziale, di cui mantiene lo stile scanzonato e divertito che consente loro di tuffarsi nelle tematiche profonde del vivere e morire.  La sua origine è legata fortemente a un’identità locale senza perdere il respiro internazionale: “però gli euganei e antichi colli son così belli da dare fiato per tutto”, nelle loro parole. In queste tipiche atmosfere paesaggistiche alphasax si permette di giocare con contenuti profondi e esistenziali in uno slancio vitale che integra le diverse modalità espressive proprie dei suoi componenti. L’ideazione, gli elementi materico pittorici, la fotografia, il video, il suono e la scrittura progettuale che li accompagna, esitano in opere sempre al confine tra l’installazione e la performance, richiedendo allo spettatore di coinvolgersi e ascoltarne i riverberi. Della loro produzione si ricordano in particolare Passeggiate estate 1996, Salita al Monte Cero inverno 2008, Angeli 2003, Io sarò nella terra e tu camminerai nel sole 2004, Imago 2007, Omaggio a Rimbaud 2007, Metri 415 2008-2009. Oggi Alphasax è un contenitore per produzioni espressive di gruppo, per lo più installazioni  e video (fra cui 1961- four strips, 2009 e Rimane la vita che resta, 2015 Un minuto dopo. Un’ora dentro box 5 (2024).

Paolo Segalla anno 1958, si è sempre trovato sul crinale tra la professione di neuropsichiatra infantile e l’operare artistico.  Dai 17 anni infatti non ha mai smesso di dipingere, dapprima in solitudine, seguendo la fascinazione per l’opera di Van Gogh, Paul Klee e Francis Bacon e più tardi dando vita insieme ad un gruppo di amici al Centro culturale alphasax di Este. In un incessante confronto con autori dell’esistenzialismo, della filosofia sociale e della poesia, è entrato in contatto con alcune figure significative nell’ambito della filosofia dell’arte, tra cui Dino Formaggio, che ha apprezzato la sua opera e l’ha presentata nel 1992 in “Variazioni sull’idea di artisticità –Profili di artisti e saggi brevi” (Dino Formaggio, NIKE 2000).  Il suo lavoro consiste in un’opera-continua, che nasce dalla pittura, si sviluppa nel materico-informale ed è poi calamitata dall’attrazione per il paesaggio tecnologico-industriale che rimane come sfondo nella sua produzione.  Attualmente la sua pittura sempre più slitta e si declina in azioni performative in cui, attraverso un corpo a corpo con i materiali stessi, esplora la complessa condizione dell’unform (Jean Paul Matot). Nel suo accanimento artistico  cerca  costantemente pace tra le macerie, come se il fatto stesso di poterci stare a contatto, immergersi, impantanarsi, rimodellarle fosse la possibilità stessa di poterle trasformare, ricostruendo a partire da queste.  Della sua produzione si citano le illustrazioni per  i Canti XXVIII-XXXIII del Purgatorio (Paradiso terrestre), per il volume, curato da Marco Munaro per “Il Ponte del Sale”, “Melodia meridiana”, uscito nel giugno 2014. Alcune sue opere sono presenti nella collezione del Museo di Arte Contemporanea “Dino Formaggio” di Teolo (PD), presso la Raccolta di Arte Sacra dell’Abbazia di Valviscione (LT) e presso il Musée Jean-Frederic Oberlain, a Waldersbach (Francia).

Angela Albanese cantante e musicista con la sua viola da gamba radicata a terra  sembra qui spuntare come un fiore dalle  macerie, chiamata da Paolo Segalla a realizzare una sperimentazione sonora in forma di appunti e contrappunti. La sua formazione è ricca e articolata. Studia al DAMS presso l’Università di Bologna e si dedica allo studio del canto partecipando a numerosi concerti in Italia e all’estero, con diversi gruppi vocali tra cui il Collegium Musicum e il Madrigaletto dell’Università  di Bologna, l’ensemble Musica in Camera, i gruppi femminili da camera Kalicantus, Nym e Cappella Artemisia. Si è dedicata allo studio della viola da gamba in particolare sotto la guida di Patxi Montero e Paolo Biordi e ha preso parte a diverse attività concertistiche. Attualmente svolge attività concertistica con l’ensemble CantoAnticoBologna, con l’ensemble Arké, con il coro Non è tempo, con il Coro Euridice e con l’ensemble Circe oltre a coordinare l’allestimento degli spettacoli per progetti di musica e teatro.

Nina Baietta è una ricercatrice vocale. La sua pratica artistica è orientata allo studio della voce nella sua dimensione fenomenologica, attraverso l’esplorazione somatica di tecniche vocali transculturali e l’attività laboratoriale come dispositivo di ricerca orizzontale. L’artista si muove in una personale decostruzione e ricostruzione di un vocabolario di segni sonori ed emotivi. Che rapporto c’è tra voce e linguaggio? Esiste una comunicazione umana puramente vocalico-gestuale? E in che rapporto si inserisce con la voce cantata e la musica vocale/corale? Questi gli input che muovono la sua ricerca e da cui scaturiscono opere in forme diverse come performance in solo, opere workshop-based, attività curatoriali sul territorio, spettacoli corali, installazioni. Il suo lavoro è stato presentato ad ArteFiera (Bologna), Peggy Guggenheim Collection (Venezia), Trinity College (Londra). 

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