Dal 3 settembre al 5 ottobre, 2025

Zachari Logan è un artista Canadese, tra i maggiori esponenti dell’arte figurativa contemporanea. Logan lavora principalmente con disegni di ampio formato, ceramiche e installazioni visive, esplorando le connessioni tra identità e memoria e riscoprendo il proprio corpo come un’incarnazione della natura. Logan utilizza strategie di citazione visiva a partire dall’ambiente intorno a lui e dalla sua esperienza personale, ponendo l’enfasi sulla profonda interconnessione tra essere umano e natura, e il suo approccio artistico mette in evidenza temi come la bellezza, la mortalità e l’esplorazione del paesaggio, con una stratificazione di citazioni storico-artistiche. Per Logan, il corpo umano è un riferimento visivo fondamentale, e la figurazione dello stesso è al centro delle sue opere, che siano disegni, dipinti, installazioni o ceramiche. Ancora, i materiali e le modalità espositive delle sue opere richiamano, o meglio ricordando, sia la natura effimera dell’esistenza che la fragilità del corpo umano. Sa, nella sua opera, creare un poetico e profondo linguaggio per riflettere sulla nostra profonda, e spesso dimenticata, appartenenza al mondo naturale.
L’opera simbolo e rappresentazione della mostra presso la Fondazione Marchesani ha come titolo: Esta Selva Selvaggia(n. 1). L’opera si colloca nell’ambito di una una serie di disegni a pastello di dimensioni monumentali che prendono il titolo dai canti iniziali dell’Inferno di Dante. Uno dei lavori più significativi è “Nel Mezzo Del Cammin Di Nostra Vita (The Gate)”, che è stato installato nello Studio Museo Francesco Messina di Milano nella primavera del 2018.








“Esta Selva Selvaggia(n. 1)”, è ispirata, per l’uso dei colori smaglianti, alla Madonna dei Cherubini Rossi di Giovanni Bellini esposta alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, un’opera che si collega anche alle caratteristiche naturali di Venezia, in particolare alle tentacolari alghe che si trovano nei canali e nelle vie d’acqua della città lagunare. Dal punto di vista compositivo, questi disegni nascono da un’esperienza molto personale dell’artista: la registrazione ideale delle auree visive generate dall’emicrania, un disturbo che si manifesta con alterazioni visive prima del mal di testa. Queste rappresentazioni dell’interiorità, dell’autostima e delle percezioni soggettive si intrecciano con osservazioni empiriche e coloristiche del territorio. L’artista utilizza queste immagini come un modo per esplorare e rappresentare le proprie emozioni e percezioni, ma anche per riflettere sulla relazione tra il corpo, la mente e l’ambiente che ci circonda. In un poetico e personale modo di mettere in scena l’interiorità, che si fonde con elementi di realtà e di fantasia, crea un universo ricco di simbolismi e suggestioni.
